La tessitura della lana


Mediante la tessitura la lana veniva intrecciata per ottenere drappi. Per questa operazione furono impiegati, fin dal Neolitico, dei rudimentali telai verticali, con i quali  si realizzavano semplici tessuti. Egizi e Romani usarono anche telai orizzontali a terra.


Solo nel 1250 i telai furono dotati di pedali; da quel momento la loro costruzione diventò sempre più accurata e, di conseguenza, la tessitura si andò perfezionando.


Nei paesi dell’Altopiano, dove la materia prima abbondava, i telai furono utilizzati fin dal 1400 per produzioni locali. Nonostante l’opposizione dei Lanaioli di Vicenza, a Foza si lavoravano mezzelane, drappi detti “frateschi”, ricercati per qualità e durata.

In seguito l’attività decadde (forse anche a causa della mancanza di forza idraulica necessaria alle operazioni di rifinitura dei panni).


Mentre la lana di Foza prendeva la via di Padova, quella dei rimanenti paesi dell’Altopiano riforniva le tessiture di Thiene, Valdagno e Schio. Nei 7 Comuni rimase solo qualche telaio per la lana e molti di più per tessere lino e canapa. Erano piccoli telai domestici a pedale, nei quali i fili dell’ordito venivano tesi tra due pali, detti subbi e passavano attraverso cornici di legno chiamate licci, una conteneva i fili pari, l’altra i fili dispari. I fili venivano alzati alternativamente, con colpo di pedale, per consentire il passaggio della navetta lanciata a mano. Il filo della trama, così inserito, veniva battuto con il pettine contro il tessuto formato in precedenza.


Nei lanifici dell’area pedemontana, all’inizio del 1800, furono introdotti i primi telai meccanici con l’uso della navetta volante. Fu l’inizio del “sistema fabbrica”.

Collegate al processo industriale erano le varie fasi di rifinitura dei panni: follatura, garzatura, cimatura, stenditura, pressatura e tintura eseguite all’interno

di laboratori specializzati.


“Accertiamo con giovamento,

noi sottoscritti fabbricatori dei panni di Schio, come la maggior parte

delle lane delle fabbriche nostre, vengano prodotte dalle pecore

dei Sette Comuni sparse per lo stato,

e sono perfettissime

per la loro qualità ...”


Giobatta Carli - Asiago 1711





© Francesca Rodeghiero - 2013